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Il Pignoramento

Il pignoramento è l’atto con il quale inizia l’esecuzione forzata vera e propria. Esso consiste nell’ingiunzione che l’Ufficiale Giudiziario fa al debitore di astenersi da qualunque atto diretto a sottrarre determinati beni alla garanzia del credito.

In sostanza, avviene che l’Ufficiale Giudiziario si reca presso il debitore munito del titolo esecutivo e del precetto; giunto presso il debitore l’Ufficiale Giudiziario verifica se vi sono dei beni che possono essere valido oggetto di vendita per l’importo richiesto dal creditore. Individuati i beni, l’Ufficiale Giudiziario redige verbale e comunica al debitore che da quel momento non potrà disporre dei beni medesimi, cioè non potrà trasferirli né, tanto meno, venderli o cederli a terzi a qualunque titolo.
Si precisa che se il debitore col pignoramento è nominato custode dei beni pignorati.
Pertanto,  il debitore sarà perseguibile penalmente, in particolare per il reato di mancata esecuzione dolosa di un provvedimento del giudice se compia atti diretti a sottrarre i beni alla garanzia del credito, oppure renda false dichiarazioni o ometta di rispondere all’Ufficiale Giudiziario che gli chieda dell’esistenza di altri beni utilmente pignorabili.
Particolari disposizioni sono dettate per il caso di pignoramento avente ad oggetto beni immobili, beni immobili in comunione, beni che si trovano presso terzi.

Forma del Pignoramento

Viene redatto dall’ufficiale giudiziario un verbale dal quale risulta, oltre che l’ingiunzione di cui sopra, la descrizione di tutte le cose pignorate, il loro stato (tramite rappresentazione fotografica o audiovisiva) e la determinazione approssimativa del presumibile valore di realizzo stabilito con l’assistenza, se ritenuta utile o richiesta dal creditore, di un esperto stimatore scelto dall’ufficiale giudiziario.

Pignoramento di cose mobili

L’ufficiale giudiziario munito di titolo esecutivo procede al pignoramento ricercando le cose nella casa del debitore e negli altri luoghi a lui appartenenti, e anche sulla persona stessa. L’ufficiale giudiziario può avere l’assistenza della forza pubblica.
Non può riguardare le cose impignorabili e deve essere eseguito di preferenza sulle cose che l’ufficiale giudiziario ritiene di più facile e pronta liquidazione nel limite di un presunto valore di realizzo (calcolato aumentando della metà l’importo del credito precettato). In ogni caso devono essere preferiti, in ordine: il denaro contante, gli oggetti preziosi, i titoli di credito ed ogni altro bene che appaia di sicura realizzazione.
Non può essere eseguito nei giorni festivi e fuori l’orario stabilito dalla legge per le notificazioni (dalle 7 alle 21). Il denaro, i preziosi e i titoli pignorati vengono consegnati dall’ufficiale giudiziario al cancelliere del competente ufficio giudiziario, mentre gli altri beni vengono trasportati in un luogo di pubblico deposito oppure affidati ad uno specifico custode (che non può essere il creditore o il debitore qualora l’altra parte non dia il suo consenso).
Nota importante:
Il pignoramento può riguardare anche le cose mobili (arredamento, oggetti vari) presenti nell’immobile non di proprietà del debitore. È sufficiente che questi vi abbia residenza per presumere - in forza di legge - che i beni contenuti nell’immobile siano di sua proprietà, salvo prova contraria (sua o dell’effettivo proprietario).

Pignoramento immobiliare

Si esegue mediante notificazione al debitore e successiva trascrizione nei registri immobiliari di un atto contenente l’esatta descrizione dell’immobile e l’ingiunzione al debitore di non compiere atti dispositivi. Insieme al bene immobile possono essere pignorati anche i mobili in esso contenuti, quando appaia opportuno che l’espropriazione avvenga unitamente. A custodia dei beni viene normalmente nominato il debitore, ma su richiesta di un creditore il giudice può anche nominare persona diversa. Ciò avviene comunque nel caso in cui il debitore non occupi l’immobile.

Pignoramento presso terzi

Riguarda crediti del debitore verso terzi (come fitti, stipendi - con limiti che diremo - e somme presenti sul conto corrente) o cose del debitore che si trovano presso terzi.  Si esegue mediante atto notificato al terzo e al debitore, e deve contenere oltre all’ingiunzione a non compiere alcun atto dispositivo circa i beni e i crediti assoggettati a pignoramento, l’indicazione del credito per cui si procede, del titolo esecutivo e del precetto, l’indicazione anche generica delle cose o somme dovute e l’intimazione al terzo di non disporne senza ordine del giudice.
L’atto contiene anche l’invito a presentarsi davanti al giudice per dichiarare "di quali cose o quali somme" il terzo è debitore o si trova in possesso e quando ne deve eseguire il pagamento o la consegna.
Interessante osservare che questa disposizione non riguarda i pignoramenti “esattoriali” (si veda più avanti), per i quali è invece previsto che il terzo debitore effettui direttamente i pagamenti al concessionario.

Effetti del Pignoramento

Il pignoramento, nelle varie specie, produce l’effetto di rendere inopponibili al creditore procedente, e agli altri creditori che intervengono nell’esecuzione, gli atti di disposizione compiuti sui beni pignorati (come per esempio la vendita e le cessioni dei crediti).
Per gli immobili vale la regola dell’anteriorità della trascrizione; per i beni mobili il principio della tutela del terzo acquirente che abbia acquistato il possesso in buona fede. Si vedano, in proposito, gli articoli 2912 e segg. del codice civile.

Cosa si intende per impignorabilità

Riguarda il pignoramento mobiliare presso il debitore, e riguarda cose che per il loro prevalente valore morale (es. oggetti di culto, fede nuziale), o per stretta necessità nella vita domestica (es. frigorifero, lavatrice), hanno indotto il legislatore a privilegiare i bisogni di quest’ultimo rispetto al principio per cui tutti i beni dovrebbero fungere da garanzia dei creditori ed essere quindi espropriabili.
Sono inoltre sottratti al pignoramento i crediti alimentari (gli alimenti versati dal coniuge separato, tranne per cause di alimenti e comunque con autorizzazione del presidente del tribunale o di un giudice delegato e per la parte dallo determinata dallo stesso), i crediti aventi per oggetto sussidi di grazia, di sostentamento, di maternità e di malattia.
Sono parzialmente impignorabili, invece,
tutti i beni indispensabili per l’esercizio della professione o del mestiere esercitato dal debitore. Essi possono essere pignorati nei limiti di un quinto nei casi in cui il presumibile valore degli altri beni non appare sufficiente per la soddisfazione del credito. La disposizione non si applica se il provvedimento riguarda una società.
Particolari disposizioni, inoltre, riguardano le cose che il proprietario di un fondo tiene per il servizio e la coltivazione del medesimo nonchè i frutti non ancora raccolti o separati dal suolo.
Maggiori dettagli in merito si possono trovare agli art.514 e segg. nonchè all’art.545 del codice di procedura civile.

Pignorabilità dello stipendio

La Finanziaria 2005 (legge 311/04) ha definitivamente equiparato le disposizioni relative alla pignorabilità degli stipendi privati e di quelli pubblici. Per questi ultimi ricordiamo che già da tempo è stata abolita la regola di assoluta impignorabilità a seguito di varie pronunce della Corte Costituzionale (sentenze n.89/1987 e n.878/1988).
In sostanza vige per tutti gli stipendi (nonchè le gratifiche, le pensioni, le indennità, i sussidi, etc) la regola generale secondo cui essi sono impignorabili ed insequestrabili salvo queste eccezioni:

  1. Se il debito riguarda alimenti dovuti per legge, è prevista la pignorabilità fino ad un terzo degli stipendi al netto di ritenute;
  2. Se il debito è verso lo Stato o altri enti o imprese da cui il debitore dipende, e riguarda il rapporto di impiego, è prevista la pignorabilità fino ad un quinto degli stipendi al netto di ritenute;
  3. Se il debito riguarda tributi dovuti allo Stato, alle Province o ai Comuni dall’impiegato o salariato, è prevista la pignorabilità fino ad un quinto degli stipendi dello stesso al netto di ritenute.

Se concorrono simultaneamente i casi 2 e 3 il pignoramento non può colpire una quota totale maggiore del quinto già detto, mentre se concorre anche il caso 1 il pignoramento non può colpire una quota maggiore della metà degli stipendi al netto di ritenute.
E’ da precisare, per quanto previsto dal codice di procedura civile, che la quota oggetto di pignoramento è decisa dal presidente del Tribunale o da un giudice da questi delegato.
Fonte: art.1 e 2 d.p.r.180/50 con modifiche della legge 311/04 art.1 comma 137, e c.p.c. Art.545 e segg.

Se i beni pignorati si rivelano insufficienti

Se i beni pignorati si rivelano insufficienti oppure si manifestano troppo lunghi i tempi di liquidazione degli stessi, l’ufficiale giudiziario può interpellare ufficialmente il debitore riguardo all’esistenza di altri beni disponibili per il pignoramento. I debitori che -quando interpellati- dichiarano il falso o non collaborano, ovvero non rispondono entro 15gg, sono perseguibili penalmente secondo quanto previsto dall’art. 388 del codice penale (reclusione fino ad un anno e la multa fino a 309 euro).
Ulteriormente l’ufficiale giudiziario può, sempre nell’ottica di cui sopra, procedere ad una ricognizione dei beni da pignorare con accesso diretto all’anagrafe tributaria o ad altre banche dati pubbliche. Se il debitore è un imprenditore commerciale, inoltre, l’ufficiale potrà consultare le scritture contabili mediante la consulenza di un professionista. Tutto ciò anche su richiesta del creditore procedente, che con apposita istanza può chiedere l’integrazione del pignoramento anche al giudice qualora ritenesse inadeguate le stime effettuate dall’ufficiale giudiziario. A tal scopo il giudice ha facoltà di nominare un perito stimatore.

La conversione del pignoramento

Al debitore, al quale siano stati pignorati dei beni,  è data facoltà di chiedere la conversione del pignoramento , purchè ne faccia istanza prima che sia disposta la vendita.
A tal fine il debitore depositerà un’istanza  in Tribunale, insieme all’istanza andrà necessariamente depositata una somma non inferiore ad un quinto del credito per cui è stato eseguito il pignoramento. Con quest’istanza il debitore chiederà che i beni o crediti pignorati siano sostituiti da una somma di denaro.
Sarà poi il Giudice a stabilire la somma da sostituire ai beni pignorati, dopo aver sentito personalmente le parti in udienza. In particolare, se il pignoramento riguardava beni immobili il Giudice potrà disporre che il debitore versi la somma rateizzata entro un termine massimo di 18 mesi.